Opinioni e Riflessioni

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"I Popolari"

 

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Opinioni, Riflessioni, Interventi

 

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DOCUMENTI

Aldo Moro: una figura, un pensiero, uno stile (in)attuale

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Riproponiamo di seguito una selezione di testi di ALDO MORO

 

Lo sguardo rivolto lontano

Non amiamo il nostro tempo, perché non vogliamo fare la fatica di capirlo nel suo vero significato […]. Il problema è di saper rinunziare ad un successo immediato per uno lontano, ad un successo provvisorio e parziale per uno stabile e compiuto.

Per questo bisogna ignorare l'inquietudine e la fretta, abbandonare lo stato di perpetuo allarme nel quale in fondo ci compiaciamo di vivere, per sentirci vittime di qualche cosa e protagonisti di una vicenda interessante. Il nostro cammino è più lento e difficile. Una rinunzia momentanea può essere una grande tattica di combattimento; la pazienza, la misura, la serenità, la buona fede, la povertà dello spirito, il lavorare in profondità con lo sguardo rivolto lontano, sono le risorse dell'uomo spirituale, il quale crede nella vita e la ama. Di questa fede e di questo amore soprattutto noi abbiamo bisogno, un bisogno urgente. Siamo terribilmente stanchi di sentirci nemici fidati soltanto ad una buona arma; siamo stanchi di combattere sempre e a vuoto.

Vogliamo illuminare l'oscuro avvenire ed amare il nostro tempo; non di un fiacco amore di convenienza e di supina accettazione, ma di uno operoso e pieno di fede, il quale sappia trasformare in silenzio ed in pace, poco a poco, ma sul serio, in profondità, per sempre.

Aldo Moro. Il nostro tempo, 1945

 

Una nuova umanità in cammino

Non si tratta solo di essere più efficienti, ma anche più profondamente capaci di comprensione, più veramente partecipi, più impegnati a far cogliere in noi non solo un’azione più pronta, ma un impegno di tutta la vita, un’anima nuova che sia all’unisono con l’anima del mondo che cambia, per essere migliore e più giusto. Il nostro dovere è oggi dunque estremamente complesso e difficile. Perché siamo davvero ad una svolta della storia e sappiamo che le cose sono irreversibilmente cambiate, non saranno ormai più le stesse. Vuol dire questo che stiamo per essere travolti dagli avvenimenti? Vuol dire questo che non vi siano binari da apprestare, leggi giuste da offrire alla società italiana, istituzioni capaci di garantire il moto della storia, incanalandolo perché non approdi all’anarchia, alla dispersione, alla delusione? Certamente no. Noi dobbiamo governare e cioè scegliere, graduare, garantire, ordinare, commisurare l’azione ai rischi che sono tuttora nella vita interna ed internazionale, ma sapendo che il mondo cambia per collocarsi ad un più alto livello. Certo noi opereremo nei dati reali della situazione, difendendo, contro il disordine, la libertà, l’ordine e la pace. Ma dovremo farlo, e questo è il fatto nuovo e difficile della nostra condizione, con l’animo di chi, consapevole delle strette politiche e delle ragioni del realismo e della prudenza, crede profondamente che una nuova umanità è in cammino, accetta questa prospettiva, la vuole intensamente, è proteso a rendere possibile ed accelerare un nuovo ordine nel mondo.

Discorso al Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, 21 novembre 1968

 

Una visione positiva del mondo

(…) Si può dire anche oggi, malgrado tutto, che la realtà sia tutta e solo quella che risulta dalla cronaca deprimente, e talvolta agghiacciante, di un giornale? Certo il bene non fa notizia. Quello che è al suo posto, quello che è vero, quello che favorisce l’armonia è molto meno suscettibile di essere notato e rilevato che non siano quei dati, fuori della regola, i quali pongono problemi per l’uomo e per la società. Ma questa ragione, per così dire, tecnica, questo costituire sorpresa, questo eccitare la curiosità non escludono certo che, nella realtà, (…) ci sia il bene, il bene più del male, l’armonia più della discordia, la norma più dell’eccezione. Penso all’immensa trama di amore che unisce il mondo, ad esperienze religiose autentiche, a famiglie ordinate, a slanci generosi di giovani, a forme di operosa solidarietà con gli emarginati ed il Terzo Mondo, a comunità sociali, al commovente attaccamento di operai al loro lavoro. Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Basta guardare là dove troppo spesso non si guarda e interessarsi di quello che troppo spesso non interessa. (…) Il bene, anche restando come sbiadito nello sfondo, è più consistente che non appaia, più consistente del male che lo contraddice. La vita si svolge in quanto il male risulta in effetti marginale e lascia intatta la straordinaria ricchezza dei valori di accettazione, di tolleranza, di senso del dovere, di dedizione, di simpatia, di solidarietà, di consenso che reggono il mondo, bilanciando vittoriosamente le spinte distruttive di ingiuste contestazioni. (…) E tuttavia si insinua così il dubbio che non solo il male sia presente, ma che domini il mondo. Un dubbio che infiacchisce quelle energie morali e politiche che si indirizzano fiduciosamente, pur con una difficile base di partenza, alla redenzione dell’uomo. Una più equilibrata visione della realtà, della realtà vera, è non solo e non tanto rasserenante, ma anche stimolante all’adempimento di quei doveri di rinnovamento interiore e di adeguamento sociale che costituiscono il nostro compito nel mondo.

Articolo su “Il Giorno”, 20 gennaio 1977

 

La democrazia come conquista quotidiana

(…) Siamo dunque impegnati, sotto la pressione di una società trasformata nel profondo, in continua evoluzione ed estremamente esigente, ad una grande opera di liberazione dell’uomo e di giustizia. Un’opera difficile, perché gli obiettivi vengono spostati più innanzi, rendendo qualche volta disagevole il moto di progresso che si va, mano a mano, realizzando. Ma il contenuto rinnovatore di questa politica, secondo un preciso ed indeclinabile intento, è fuori discussione. Corrispondere alle esigenze della società con più giusti ordinamenti, dimostrare che le istituzioni sono capaci di ricevere ed incanalare le aspirazioni popolari, effettuare il raccordo, in termini di comune consapevolezza e di comune responsabilità, tra il vertice e la base del potere, stabilire costantemente un equilibrio politico non statico, ma dinamico, significa assicurare la stabilità del regime democratico. (…)

Discorso a un Convegno della Democrazia Cristiana, Milano, 3 giugno 1969

 

Il compito del politico

Il politico non ha solo il compito di non guastare quel che la vita sociale, nel suo evolvere positivo, va di per sé costruendo. Tra la disponibilità e la realtà, tra la ricchezza di base e la composizione armonica nel contesto sociale vi è uno spazio molto vasto (e ricco di problemi di ogni genere), il quale ha da essere occupato da una indispensabile e lungimirante iniziativa politica. Ad essa spetta fare una sintesi appropriata ed organizzare il consenso non intorno a dati particolari, benché importanti, ma intorno ad un disegno complessivo e, nella sua complessità, compiuto e stabile. Giungere all’unità comporta una grande comprensione delle cose, una visione di insieme, la ricerca di giusti equilibri, un vero sforzo di organizzazione. È un modo di procedere, del resto inevitabile, il quale rende la vita politica complicata, scarsamente decifrabile, qualche volta irritante. È qui la base di quella diffidenza che contesta alla politica la sua funzione ed il suo merito. Eppure non si tratta, bisogna ribadirlo, di alchimie, di artifici, di cortine fumogene, ma di una seria ponderazione degli elementi in gioco, di una ricerca di compatibilità, di una valorizzazione della unità nella diversità.

Articolo su “Il Giorno”, 3 marzo 1978

 

Siamo qui per l’avvenire

Ebbene, siamo qui provenienti da una lunga ed utile esperienza democratica (…), siamo qui ancor oggi, non per fare delle piccole cose, non per puntellare condizioni logorate, non per provvedere all’amministrazione del passato, ma, nella salvaguardia dei valori permanenti ed essenziali della nostra tradizione e della nostra civiltà, per lavorare con tutte le nostre forze per un nuovo, più giusto, più umano assetto della nostra società. Siamo qui insomma per l’avvenire.

Discorso al Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, 29 luglio 1963

 

Fede e impegno politico

(…) la nostra fede non è chiara visione di contorni reali e definiti, ma una profonda tensione dello spirito che sa vedere con altro sguardo che non sia l’umano. Una fede autentica apre vie nuove e profonde, dà vita ad una storia che non è comparabile con la vicenda di ogni giorno, ha risorse di fiducia e di speranza che non si esauriscono per un fallimento e sorpassano di gran lunga ogni concreto prodotto della sempre deficiente azione dell’uomo.

Editoriale nella rivista “Studium”, 1946, n. 10

 

Valori religiosi e azione politica

Più specificamente i valori morali e religiosi ai quali la DC si ispira e che essa vuole tradurre in atto il più possibile nella realtà sociale e politica sono destinati ad affermarsi nella vita democratica del paese, nella quale la DC è inserita e nella quale essa li porta. Si tratta dunque di un’affermazione non secondo l’assolutezza propria di questi valori, ma nella lotta, nel dibattito, nelle gradualità ed incertezze proprie della vita democratica. Ciò dimostra il salto qualitativo che dati della coscienza morale e religiosa 36 sono costretti a fare, quando essi passano ad esprimersi sul terreno del contingente (…). E ciò vale naturalmente in misura anche maggiore per quelle che sono propriamente applicazioni e specificazioni di quei valori, scelte concrete di ordine politico che evidentemente nessun cristiano si indurrebbe a ritenere del tutto estranee ai supremi valori della vita morale e religiosa, ma che obbediscono tuttavia alla legge di opportunità, di relatività, di prudenza che caratterizza la vita politica, che soprattutto risentono della necessità del confronto, si affermano nella misura in cui riescono a conquistare un maggior numero di consensi, si presentano su di un terreno comune con altre ideologie, il quale non può essere quello proprio delle idealità cristiane e con un preciso e rigoroso criterio di verità. (…) Anche dunque perché è così grande l’impegno, anche perché vi sono tali remore e riserve, anche per non impegnare in una vicenda estremamente difficile e rischiosa l’autorità spirituale della Chiesa c’è l’autonomia dei cattolici impegnati nella vita pubblica, chiamati a vivere il libero confronto della vita democratica in un contatto senza discriminazioni. L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro correre da soli il nostro rischio, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale.

Relazione all’VIII Congresso della Democrazia Cristiana, Napoli, 27 gennaio 1962

 

Fare qualcosa di grande e di buono

Mi pare che nella vita per fare qualcosa di grande e di buono, e perciò di duraturo, occorra saper pagare di persona, facendosi attori e veri partecipi poi del dramma. Le forme di questa partecipazione possono certo mutare, ché il destino non è uguale per tutti; ma finché questa partecipazione non vi sia, finché si resti freddi spettatori senza avventura e senza dolore, tant’è come non vivere. Ché la storia si fa senza e contro quelli che non conoscono la ferita che fa sangue e non sanno cosa sia il dono dell’amore.

Lettera ad Agostino Saviano, Bari, 29/9/1942

(pubblicata in “Viaggio nella memoria”, Ed. Arte Stampa, Montecatini, 2008)

 

 

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INTERVENTO - Referendum Costituzionale del 4-12-2016

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DOCUMENTO

 

DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL’ASSOCIAZIONE “I POPOLARI”

IN ORDINE AL REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE 2016

 

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione “I Popolari" di Lecco intende esprimere le sue valutazioni in ordine al referendum sulla Riforma della Costituzione del 4 dicembre prossimo, quale contributo per un dibattito sereno e costruttivo che rifugga da toni accesi e strumentalizzazioni.

 

La consultazione referendaria costituisce un’importante occasione di riflessione sullo stato della nostra democrazia ed un passaggio importante, qualunque sia l’esito, per la vicenda politica e istituzionale del Paese.

Purtroppo sembra prevalere sul merito una logica di pura contrapposizione o di personalizzazione, funzionale a obiettivi di lotta politica, non sfruttando in tal modo l’opportunità di una crescita della coscienza democratica.

 

Una valutazione serena e argomentata non può non tener conto, oltre che del merito del testo oggetto del referendum, della storia della sua redazione, del contesto e delle conseguenze della sua approvazione o bocciatura.

 

1 - L’esigenza di una revisione della seconda parte della Costituzione è riconosciuta non solo da oggi ma da decenni. Così pure è lungo l’elenco delle proposte, dei tentativi e dei progetti di riforma organica a partire dagli anni ’80, senza giungere ad esiti consolidati.

L’iniziativa del governo Renzi nasceva dalla impellente sollecitazione del riconfermato Presidente Giorgio Napolitano e con il sostegno di Forza Italia. Il lungo iter di approvazione ha visto il contributo di studiosi e parlamentari, che hanno modificato in varie parti il testo originario. E’ stato altresì accompagnato da un ampio dibattito nel paese. Fattori estranei al merito delle questioni costituzionali hanno fatto sì che il testo fosse approvato a maggioranza più ristretta.

Tutto ciò e i precedenti tentativi falliti documentano quanto sia difficile, se non praticamente impossibile, far convergere su un testo condiviso un largo consenso parlamentare, come sarebbe auspicabile.

 

2 - Rispetto al testo, le domande fondamentali da porsi riguardano l’esercizio della democrazia, l’articolazione dei poteri, la partecipazione dei cittadini, il rapporto fra Autonomie regionali e potere centrale. La Riforma che effetti avrà su tali questioni?

Ad una lettura senza pregiudizi non sembra proprio che esso metta in discussione o riduca gli spazi e gli strumenti di democrazia. I due punti centrali riguardano la semplificazione del processo legislativo con il superamento del bicameralismo paritario e la ridefinizione del rapporto fra Stato e Regioni, ad oggi causa di conflitti di attribuzioni. Non si tratta di un testo pienamente soddisfacente o il migliore dei testi possibili. Limiti e inadeguatezze sono stati messi in luce da molti. E’ questo comunque il testo reso possibile dalle condizioni politiche date.

L’alternativa di fronte alla quale si è chiamati ad esprimersi è fra mantenere l’assetto attuale o accettare le modifiche pur con tutti i limiti che esse comportano.

 

3 - L’eventuale bocciatura delle modifiche lascerebbe intatta la situazione attuale con i problemi da tutti e da anni denunciati.

Né è realistico pensare che all’indomani del voto si possano creare le condizioni per predisporre e approvare una riforma migliore: basti considerare le variegate e contrastanti motivazioni del No. La conseguenza, in caso di vittoria del no, sarà che lo status quo perdurerà ancora per molto tempo.

Non va altresì trascurata la pesante ricaduta negativa sull’immagine del paese nella scena internazionale e non solo: il naufragio di un processo di riforma che aveva suscitato interesse e aspettative, confermerebbe che l’Italia è un paese incapace di riformarsi.

 

Sulla base di queste considerazioni, pur consapevoli che la riforma non scioglie tutti i nodi del sistema politico italiano e auspicando una revisione della legge elettorale che meglio garantisca l’equilibrio fra esigenze di governabilità e rappresentanza, il Consiglio dell’Associazione si esprime a favore dell’approvazione della riforma e per l’espressione di un al referendum.

il Consiglio Direttivo

Associazione "I Popolari"

Lecco, 8 novembre 2016

 

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